Roma oggi aveva un’aria particolare, quella sospensione che si sente solo quando la città capisce di stare salutando un pezzo della propria storia. Davanti alla Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, già dalle prime ore del mattino, si leggevano emozione e attesa negli sguardi, come se tutti avessero la stessa domanda in testa: come si dice addio a un uomo che ha vestito i sogni?
L’ultimo saluto a un’icona
I funerali di Valentino Garavani, scomparso lunedì 19 gennaio 2026 all’età di 93 anni, si sono tenuti oggi, 23 gennaio, alle ore 11, nel cuore di Roma. La basilica, solenne e luminosa, ha accolto una partecipazione enorme, fatta di gente comune e di volti celebri, in un equilibrio che sembrava rispecchiare la sua carriera, popolare nel mito, elitario nella creazione, sempre riconoscibile.
La celebrazione è stata officiata da don Pietro Guerini, parroco della basilica, in una forma raccolta ma intensamente scenografica, senza eccessi, con quella compostezza che rende il dolore più nitido.
La camera ardente e la folla, 10.000 gesti di affetto
Prima della cerimonia, la città aveva già iniziato il commiato. In piazza Mignanelli, presso la Fondazione Garavani-Giammetti, la camera ardente ha attirato circa 10.000 persone. Non era una folla rumorosa, piuttosto una lunga corrente ordinata di passi lenti, fiori tra le mani, telefoni abbassati per rispetto.
Tra i dettagli che hanno colpito di più:
- Rose bianche e centinaia di corone di fiori
- cartelli con frasi come “Tutto il mondo piange il fiore più bello”
- messaggi scritti a penna, piccoli e personali, firmati da ammiratori anonimi
- tante persone vestite con il rosso iconico, quasi un linguaggio comune, come se quel colore potesse dire ciò che le parole non reggevano
È stato, a tutti gli effetti, un addio pubblico, non solo mondano.
Il corteo, l’arrivo in basilica e la città che si ferma
Alle 10:45 il feretro è partito dalla camera ardente. L’organizzazione ha previsto chiusure stradali e deviazioni dei mezzi pubblici per gestire l’afflusso. Anche questo, in un certo senso, raccontava la portata dell’evento: Roma che si riassetta per far passare una storia.
All’uscita dalla basilica, al termine della celebrazione, la salma è stata portata al cimitero Flaminio, Prima Porta, per la sepoltura.
La musica, quando il silenzio ha bisogno di una voce
Dentro la basilica, la musica ha fatto da filo emotivo. All’ingresso del feretro, il Lacrimosa di Mozart ha segnato l’istante in cui molti hanno smesso di trattenersi. Poi Schubert, l’Hallelujah, l’Ave Maria, Fauré e Puccini, come un percorso, non un semplice accompagnamento.
A volte ci si chiede se queste scelte siano “cerimoniali”. Oggi sembravano piuttosto una traduzione, la maniera più gentile di dire: qui non si celebra solo una vita lunga, si riconosce un’eredità culturale.
Le star della moda e del cinema, presenti (e riconoscibili)
In un addio così, era inevitabile la presenza delle star internazionali della moda e del cinema. Tra i nomi attesi, segnalati da più parti, Anne Hathaway, Anna Wintour, Tom Ford e Afef Jnifen, insieme a esponenti del mondo dello spettacolo, della politica e della cultura.
Ma la cosa sorprendente, guardando l’insieme, era un’altra: anche i volti più celebri sembravano “parte della folla”, come se l’etichetta si fosse arresa al sentimento.
Le parole di Michele, tra eredità e responsabilità
Il momento più atteso, fuori dai riti, era capire come avrebbe parlato chi oggi porta avanti un pezzo di quella storia. Le parole di Michele hanno avuto il tono di chi non vuole rubare la scena, ma nemmeno nascondersi. Un messaggio, più che una dichiarazione, centrato su due idee semplici e potentissime: gratitudine e responsabilità.
Ha ricordato Valentino come un uomo capace di trasformare la disciplina in bellezza, e la bellezza in linguaggio, sottolineando quanto sia raro lasciare un segno che resta “visibile” anche a chi non conosce la moda. E ha lasciato intendere che l’eredità non è un museo, è un impegno quotidiano, soprattutto quando si lavora con l’haute couture, dove ogni dettaglio diventa promessa.
Il discorso di Giammetti, l’ultimo sigillo
A chiudere, era previsto il discorso del compagno e socio storico Giancarlo Giammetti. In questi momenti, più dei grandi concetti, contano i legami. E il legame tra loro, pubblico e privato insieme, è stato per molti la chiave per capire perché oggi si parlasse dell’“ultimo saluto all’imperatore della moda italiana” senza retorica, ma con una specie di silenziosa evidenza.
Alla fine, la domanda iniziale trova risposta: l’addio a Valentino è stato enorme perché non si è limitato alla passerella. Oggi Roma ha salutato un uomo, e con lui un’idea precisa di eleganza, quella che resta anche quando le luci si spengono.




