Previsioni euro-dollaro: ecco cosa succederà al cambio nei prossimi mesi

C’è un momento, quando guardi il grafico EUR/USD, in cui ti sembra di vedere una storia che cambia tono da un giorno all’altro. Un rimbalzo che illude, una discesa che spaventa, poi di nuovo calma apparente. Nei prossimi mesi, e in particolare a marzo 2026, il cambio euro dollaro potrebbe proprio muoversi così, a scatti, guidato più dalle aspettative sui tassi e dai rischi geopolitici che da una singola “notizia del giorno”.

Il punto di partenza: dove siamo e perché conta

In queste settimane il cambio è stato visto anche sotto 1,1650 (area 1,1640 in alcune rilevazioni). Questo livello non è solo un numero: è una zona psicologica dove molti operatori iniziano a chiedersi se la forza del dollaro sia tornata dominante.

Quando il biglietto verde si rafforza, spesso c’entrano tre ingredienti:

  • Dati USA solidi, che riducono la fretta di tagliare i tassi.
  • Ricerca di “bene rifugio” in fasi di incertezza geopolitica.
  • Differenziale di tasso tra Stati Uniti ed Eurozona, soprattutto se la BCE appare più prudente.

Marzo 2026: tre scenari realistici (e come leggerli)

Qui arriva la parte che interessa davvero: cosa aspettarsi in concreto a marzo 2026. Le proiezioni non sono univoche, ma si possono ricondurre a tre scenari principali.

1) Laterale “nervoso” tra 1,20 e 1,23

Uno scenario molto citato nelle letture tecniche è un range ad alta volatilità:

  • Supporto in area 1,20
  • Resistenza in area 1,23

L’idea è semplice, l’economia USA resta abbastanza resistente da impedire tagli aggressivi, l’Europa non accelera a sufficienza per far “scappare” l’euro, e il cambio resta incastrato in una scatola, con movimenti rapidi dentro quel corridoio.

2) Pressione ribassista sotto 1,17, con target 1,16 e 1,1550

Se il cambio fatica a recuperare 1,17, diverse analisi suggeriscono che le spinte rialziste restino limitate. In questo caso i livelli da tenere d’occhio diventano:

  1. 1,16, primo supporto tecnico e psicologico
  2. 1,1550, area successiva, spesso citata come “pavimento” di breve

Questo scenario tende a materializzarsi quando il dollaro beneficia di un mix di rischi geopolitici e dati macro USA più forti delle attese.

3) Stabilizzazione “da banca” attorno a 1,20

Alcune banche d’investimento hanno ipotizzato una traiettoria più ordinata, con un 1,20 circa come valore di equilibrio per buona parte del 2026. La logica è quella di un bilanciamento: stimoli fiscali e crescita che si compensano tra USA ed Europa, e un ciclo di allentamento della Fed che potrebbe trovare un punto di arrivo a metà anno.

Oltre marzo: la forchetta si allarga (1,11 fino a 1,29)

Quando allarghi l’orizzonte al resto del 2026 e al 2027, le stime diventano più “elastiche”. Ed è normale, perché più vai avanti, più contano fattori non prevedibili, energia, elezioni, shock geopolitici, inflazione.

Ecco come si distribuiscono le ipotesi più ricorrenti:

  • Tra fine inverno e primavera 2026, alcuni modelli non escludono minimi anche verso 1,11.
  • Tra inizio estate e metà 2026, compaiono proiezioni con massimi potenziali fino a 1,26.
  • Per fine 2026, la dispersione è ampia: da aree 1,13-1,14 fino a scenari più ottimisti verso 1,29.
  • Nel 2027, alcune proiezioni ipotizzano un ritorno dell’euro in area 1,23-1,32, soprattutto se il dollaro entrasse in una fase di deprezzamento più strutturale.

La chiave pratica: cosa monitorare (senza farsi travolgere dal rumore)

Se vuoi seguire il cambio senza inseguire ogni oscillazione, io terrei un “cruscotto” semplice:

  • Inflazione USA e mercato del lavoro, perché guidano le aspettative sui tassi.
  • Decisioni e comunicazione BCE e politica monetaria USA.
  • Indicatori di stress geopolitico, che spesso spostano i flussi verso il dollaro.
  • Livelli tecnici chiari: 1,1550, 1,16, 1,17, 1,20, 1,23.

La sintesi, insomma, è questa: marzo 2026 potrebbe essere il mese del confronto tra un euro che cerca quota 1,20 e un dollaro che prova a restare dominante sotto 1,17. Da lì in poi, la partita si gioca sul ritmo dei tagli dei tassi e sulla capacità dell’Europa di sorprendere sul fronte crescita. Se succede, l’area 1,26 e perfino 1,29 torna credibile. Se non succede, il ritorno verso 1,16 e 1,1550 resta un rischio concreto.

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