Ti è mai capitato di aprire un vecchio portamonete, o una scatola di ricordi di famiglia, e trovare una 20 lire che “sembra uguale alle altre”, ma ti fa venire quel dubbio fastidioso? Ecco, con la 20 lire con ramo di quercia del 1968 succede spesso: in apparenza è una moneta comunissima, ma in un caso preciso può trasformarsi in un piccolo tesoro.
Il punto chiave: non basta che sia del 1968
La verità è semplice e, proprio per questo, sorprende: la 20 lire “ramo di quercia” del 1968 vale molto solo se è la variante Prova, cioè quella con la scritta PROVA impressa sul tondello. Senza quella parola, anche se la data è corretta e il disegno è identico, parliamo di tutt’altro livello di rarità e quindi di prezzo.
È un po’ come trovare due libri con la stessa copertina, ma uno è una tiratura limitata numerata, l’altro è l’edizione da edicola. Da fuori quasi non li distingui, ma il mercato sì.
Come è fatta: dettagli che non cambiano, ma contano
Le due versioni condividono gli stessi elementi principali:
- Dritto: testa di Cerere con corona di spighe (un classico simbolo di fertilità e abbondanza).
- Rovescio: il famoso ramo di quercia, con quattro foglie e una ghianda.
In pratica, a colpo d’occhio sembrano identiche. Ed è proprio qui che molti si fermano troppo presto. Per orientarti, può aiutare anche conoscere il contesto della numismatica, perché il valore non dipende solo dall’anno, ma da variante, tiratura e conservazione.
Prova vs Standard: la tabella che chiarisce tutto
| Tipo | Segno distintivo | Tiratura | Valore indicativo | Valore in alta conservazione |
|---|---|---|---|---|
| Prova | Scritta PROVA | 999 esemplari | ~500 euro | 700-1000 euro (SPL/FDC) |
| Standard | Nessuna scritta | 100.000 pezzi | ~14 euro | 50-100 euro (SPL/FDC) |
La differenza la fa tutta quel dettaglio. La variante Prova è una tiratura estremamente limitata, pensata per test e presentazioni, e quindi ricercata. La versione standard è collezionabile, sì, ma molto più comune.
Come riconoscere la scritta “PROVA” (senza sbagliare)
Se ce l’hai in mano, fai così, senza fretta:
- Luce forte e radente: inclina la moneta sotto una lampada, la scritta salta fuori meglio quando i rilievi “proiettano” ombre.
- Cerca la parola “PROVA”: deve essere impressa chiaramente, non “immaginata” tra graffi e riflessi.
- Evita pulizie: una moneta pulita male perde valore, anche se rara.
- Confronto con foto affidabili: se hai dubbi, confronta la posizione esatta della scritta con immagini di cataloghi o aste.
Se la scritta non c’è, fermati lì: hai la versione standard.
La conservazione: FDC non è un modo di dire
La variante Prova può arrivare fino a 1000 euro soprattutto quando è in Fior di Conio (FDC). In pratica significa che la moneta sembra appena uscita dalla zecca: rilievi pieni, campi puliti, pochi o zero segni di contatto.
Per la standard, la conservazione conta comunque:
- in condizioni “normali” si parla di circa 14 euro,
- in SPL o FDC può salire a 50-100 euro.
Non sono cifre folli, ma nemmeno trascurabili, soprattutto se la moneta è davvero ben tenuta.
Attenzione alle “confusioni” moderne: l’oro del 2025 non c’entra
Negli ultimi tempi è circolata anche una riedizione moderna in oro (2025), con tiratura 999. Qui però il valore dipende soprattutto dal metallo prezioso e dal mercato dell’oro, non dalla rarità numismatica del 1968. Insomma, è un oggetto diverso, e non va confuso con la moneta storica.
Cosa fare se pensi di avere la Prova
Se vedi davvero la scritta PROVA e la moneta è in ottimo stato:
- non pulirla,
- conservala in capsula o bustina adatta,
- valuta una perizia o una vendita tramite canali specializzati (asta, negozio numismatico, professionista).
Perché sì, quella piccola parola può cambiare tutto. E a volte, in mezzo alle monete “uguali”, è proprio il dettaglio che ti fa sorridere.




