In arrivo nuovi controlli fiscali: cosa guarderà l’Agenzia delle Entrate

C’è un momento, nella vita di chi ha ristrutturato casa con un bonus, in cui la domanda spunta da sola, magari mentre si riordina un faldone di fatture, “E se domani mi chiedessero di dimostrare tutto?”. Dal 2026 quella sensazione diventerà più comune, perché l’Agenzia delle Entrate avvierà controlli più sistematici e mirati sui bonus edilizi, con un’attenzione speciale al Superbonus e ai cantieri che, sulla carta, risultano perfetti, ma nella realtà sembrano… fermi a metà.

Perché dal 2026 scatta una nuova fase di controlli

L’idea non è quella del “tutti sotto esame”, ma di un’azione selettiva: circa 200.000 contribuenti potrebbero entrare nel radar grazie a strumenti di intelligence fiscale, incroci di banche dati e analisi di anomalie. Il punto chiave è semplice: dove i numeri non tornano, l’Agenzia vuole capire il perché.

Qui entra in gioco una logica molto concreta, quasi “da detective”: se dichiari lavori finiti, ma da fuori l’immobile sembra ancora un cantiere, o se dopo interventi importanti la rendita catastale resta identica, è probabile che si accenda una luce gialla.

“Cantieri a Metà”: cosa significa davvero

La campagna, spesso richiamata come operazione “Cantieri a Metà”, mira a individuare situazioni in cui i lavori risultano:

  • dichiarati come completati, ma non lo sono
  • incoerenti con la documentazione presentata
  • formalmente corretti, ma con dati discordanti tra più fonti

Non è solo una questione estetica o “di facciata”. Se il bonus è stato fruito senza i requisiti, o se la pratica non regge a una verifica documentale, può arrivare la revoca del bonus, con recupero delle imposte e sanzioni. E sì, anche se l’errore nasce da una catena di soggetti (tecnico, impresa, intermediari), al contribuente conviene sapere esattamente cosa ha in mano.

I quattro bersagli principali: dove guarderanno di più

1) Bonus edilizi: requisiti, coerenza, stato dei lavori

Qui si controlla la sostanza: requisiti (quando previsti), asseverazioni, congruità delle spese, titoli abilitativi, date, SAL e prove di fine lavori. I segnali tipici che attirano attenzione sono:

  • cantiere “eterno”, con lavori dichiarati conclusi ma non riscontrabili
  • importi e cronologia non coerenti tra fatture, bonifici e pratiche
  • documentazione incompleta o poco convincente

2) Catasto: la rendita dopo i lavori

Se un intervento cambia davvero l’immobile, spesso cambia anche la fotografia catastale. Per questo l’Agenzia guarda agli aggiornamenti catastali e alle rendite. Il classico campanello d’allarme è la rendita che resta invariata dopo lavori importanti.

In pratica, se hai migliorato l’immobile, è possibile che sia necessario aggiornare i dati, e dal 2025 sono previste anche lettere di compliance proprio su questo fronte, con verifiche che possono proseguire per anni.

3) Finanza personale: redditi e conti correnti

Dal 9 aprile 2026 aumenterà l’attenzione sulle incoerenze antiriciclaggio tra redditi dichiarati e movimentazioni bancarie. Non si parla di blocchi automatici, ma di analisi di pattern: entrate e uscite, frequenza, importi, compatibilità con il profilo.

Un modo utile per pensarla è questo: i dati raccontano una storia, se la storia non sta in piedi, qualcuno farà domande.

4) Piattaforme online: dati DAC7 e dichiarazioni

Se vendi o offri servizi tramite piattaforme, o hai ricavi digitali, entrano in gioco flussi informativi come il DAC7. Qui il rischio tipico è l’allineamento imperfetto tra ricavi tracciati e dichiarazione dei redditi.

Strumenti: incroci dati, algoritmi, droni e immagini satellitari

La parte che colpisce di più è l’uso di strumenti “visivi”: droni e immagini satellitari per riscontri sullo stato dei cantieri. Non è fantascienza, è un’estensione pratica della logica di controllo incrociato. In parallelo, lavorano algoritmi che cercano anomalie e, quando serve, scatta la collaborazione con la Guardia di Finanza.

Questa evoluzione ha un nome che vale la pena ricordare, antiriciclaggio, perché molte analisi nascono proprio dall’idea di coerenza complessiva tra capacità economica e operazioni effettuate.

Tempistiche: fino a quando possono controllare

Le finestre temporali sono ampie, soprattutto per le detrazioni spalmate su più anni. In sintesi:

  1. Per detrazioni “classiche” in 4-10 anni, gli accertamenti possono arrivare fino al 2031/2032.
  2. Dal aprile 2025, possibili lettere per adeguamenti catastali mancanti, con controlli che possono durare almeno tre anni.
  3. Dal 2026, i controlli sui bonus edilizi entrano in modalità più sistematica.

Come prepararsi senza farsi prendere dal panico

Se hai usufruito di bonus edilizi, la difesa migliore è l’ordine. Una check-list essenziale comprende:

  • asseverazioni e relazioni tecniche
  • fatture, bonifici e tracciabilità dei pagamenti
  • permessi, CILA/SCIA e comunicazioni obbligatorie
  • documenti di fine lavori, collaudi, fotografie datate (quando utili)
  • eventuali aggiornamenti catastali o pratiche correlate

Il punto, alla fine, è rassicurante: non è una caccia indiscriminata, ma una ricerca di incongruenze. Se la tua pratica è coerente e documentata, quei faldoni che oggi sembrano solo carta, domani possono diventare la tua tranquillità.

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