Allerta ISEE se hai buoni postali: ecco come influiscono davvero sulla tua dichiarazione

C’è un momento, quando compili la DSU, in cui ti sembra di aver “chiuso tutto” e poi spunta lui, il dettaglio che cambia l’aria nella stanza: i buoni fruttiferi postali. Molti li considerano un salvadanaio tranquillo, quasi invisibile. E invece, nell’ISEE, invisibile non lo è affatto.

Buoni postali e ISEE: la regola base (che sorprende sempre)

I buoni postali rientrano nel patrimonio mobiliare. In pratica, per la DSU non conta solo quanto guadagni, ma anche cosa possiedi sotto forma di risparmio o investimenti. E i buoni, anche se “fermi nel cassetto”, sono risparmio a tutti gli effetti.

Questo significa che possono:

  • aumentare l’indicatore finale,
  • farti superare una soglia per bonus o agevolazioni,
  • cambiare la fascia di accesso a prestazioni (mensa, università, bonus sociali).

Quale valore devi indicare davvero

Qui nasce spesso la confusione: non si inserisce “quanto hai versato anni fa”, ma il valore di rimborso alla data richiesta dalla DSU.

Per l’ISEE 2026, in linea generale, il patrimonio mobiliare si fotografa al 31/12/2024 (l’anno “di riferimento” è il secondo precedente). Quindi la domanda da farti è: “Quanto valeva questo buono, se lo avessi rimborsato il 31 dicembre 2024?”

Da ricordare:

  • per i buoni, non c’è la giacenza media come per i conti correnti,
  • conta il valore al 31/12, comprensivo degli interessi maturati fino a quel momento (in termini pratici, il valore di rimborso a quella data).

Dove si dichiarano nella DSU (senza impazzire)

Nella DSU i buoni postali si inseriscono nel quadro dedicato al patrimonio mobiliare (di solito la sezione dove finiscono anche titoli, obbligazioni e strumenti finanziari).

Preparati a indicare:

  1. intestatario (attenzione se il buono è di un figlio o cointestato),
  2. tipologia dello strumento,
  3. valore di rimborso al 31/12 dell’anno di riferimento.

Se un buono è cointestato, in genere va considerato pro quota, secondo la percentuale di intestazione.

Come recuperare i dati: cartaceo e dematerializzato

Questa è la parte “da vita reale”: sapere il valore esatto senza fare supposizioni.

Ecco cosa funziona di solito:

  • Buoni dematerializzati: puoi reperire la rendicontazione o il prospetto valori dall’area riservata o tramite canali digitali collegati al rapporto.
  • Buoni cartacei: spesso serve chiedere in ufficio postale un documento con il valore di rimborso alla data del 31/12.

Il consiglio pratico è semplice: non stimare. Un numero “quasi giusto” è il modo più veloce per dover rifare tutto.

L’eccezione che può fare la differenza (e che molti ignorano)

Negli ultimi anni si è parlato di esclusioni o franchigie per alcuni prodotti di risparmio garantito, tra cui anche strumenti postali, entro un certo limite complessivo. Queste misure però dipendono da regole applicative e aggiornamenti operativi, quindi non conviene darla per scontata.

La cosa più prudente è:

  • verificare cosa prevede la modulistica DSU aggiornata per l’anno in corso,
  • chiedere conferma a CAF o consulente, soprattutto se hai importi importanti.

Un esempio rapido, per capire l’effetto

Immagina:

  • conto corrente con saldo basso,
  • ma 12.000 euro in buoni postali (valore di rimborso al 31/12).

Anche se “non li tocchi mai”, quei 12.000 entrano nel patrimonio mobiliare e possono spostare l’indicatore quanto basta per perdere una soglia, oppure per ridurre l’importo di un beneficio. È qui che nasce l’“allerta”: non è che i buoni siano un problema, è che vanno considerati nel calcolo.

Cosa fare, in pratica, prima di inviare la DSU

Per evitare sorprese:

  • raccogli per ogni buono il valore di rimborso al 31/12 corretto,
  • controlla intestazioni e cointestazioni,
  • se hai rimborsato buoni di recente, valuta se serve un ISEE corrente (solo in presenza dei requisiti), perché l’ordinario guarda comunque al passato.

La risposta finale è netta: i buoni postali influenzano davvero la tua dichiarazione perché sono patrimonio, e il patrimonio pesa. Sapere dove inserirli e quale valore usare è il modo più semplice per non farti cambiare l’ISEE da un dettaglio che, a prima vista, sembra innocuo.

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