Quante volte, aprendo un cassetto “delle cose vecchie”, ti è capitato di trovare una manciata di monete e pensare, quasi per gioco, “e se ci fosse quella giusta”? Ecco, con le lire succede davvero: alcune emissioni della prima Repubblica, se in alta conservazione, possono valere molto più del loro facciale. Non è magia, è numismatica (e un pizzico di fortuna domestica).
Perché queste cinque possono essere “le più pagate”
Quando si parla di lire rare, i prezzi non dipendono solo dall’anno. Contano soprattutto:
- Tiratura (quante monete sono state coniate)
- Conservazione (graffi, usura, colpi sul bordo)
- Domanda dei collezionisti e passaggi in asta
- Eventuali particolarità di conio, anche se non sempre aumentano il valore
Una cosa importante, prima di farsi prendere dall’entusiasmo: i valori che trovi online cambiano molto. Qui sotto trovi range indicativi che hanno senso per il mercato collezionistico, ma la cifra reale la decide lo stato della moneta e, spesso, una perizia.
Le 5 da cercare in casa (davvero)
Nelle case italiane ricorrono spesso salvadanai, bustine, scatole di latta e vecchi portamonete. Se trovi queste, fermati un attimo.
| Moneta | Anno | Come riconoscerla | Valore indicativo (circa) |
|---|---|---|---|
| 1 Lira “Arancia” | 1947 | Piccola, leggera, con arancia e ramo | da centinaia a oltre 1.000+ € se Fior di Conio |
| 2 Lire “Spiga” | 1947 | Spiga di grano, stile essenziale | da 200 a 2.000+ € secondo conservazione |
| 5 Lire “Uva” | 1946 | Grappolo d’uva, primissime emissioni | da 300 a 3.000+ € in alta qualità |
| 5 Lire “Delfino” | 1956 | Delfino ben visibile, bordo pulito | da 200 a oltre 2.000 € se perfetta |
| 10 Lire “Olivo” | 1947 | Ramo d’olivo, moneta più “presente” al tatto | da 400 a 4.000+ € nelle migliori conservazioni |
Sì, hai letto bene: alcune sono piccole e “umili”, ma proprio per questo spesso hanno circolato tanto, e trovarle senza usura è raro. È lì che scatta il salto di valore.
Il trucco è la conservazione (più dell’anno)
Qui arriva la parte che molti sottovalutano. Due monete identiche, stesso anno, stesso tipo, possono valere dieci volte tanto se una è in Fior di Conio e l’altra è consumata.
Controlla soprattutto:
- Rilievi: i dettagli (foglie, chicchi della spiga, acini d’uva) sono netti o “lisciati”?
- Bordo: ci sono colpetti? Anche piccoli urti abbassano la valutazione.
- Superficie: graffi profondi o segni di strofinio sono penalizzanti.
- Patina: una patina naturale può essere apprezzata, una pulizia aggressiva no.
Non pulirle (davvero, resisti)
Lo capisco, viene spontaneo. Ma pulire una moneta con prodotti, spazzolini o paste lucidanti spesso significa ridurre il valore in modo irreversibile.
Se vuoi maneggiarla senza rischi:
- prendila dal bordo, non strofinare le facce
- appoggiala su un panno morbido
- conservala in bustine neutre o capsule, senza PVC
Quando ha senso farle valutare
Se trovi una delle cinque monete in condizioni molto buone, o se noti dettagli ancora “taglienti” e campi lucidi, allora sì: vale la pena una valutazione professionale tramite negozi specializzati, fiere o case d’asta.
Un ultimo dettaglio che aiuta a non farsi illusioni: le cifre “da capogiro” di solito riguardano esemplari eccezionali, talvolta certificati. Però anche una valutazione più “normale” può trasformare una monetina dimenticata in un piccolo tesoro, e quella sensazione, quando la capisci tra le dita, è impagabile.
Se vuoi un riferimento generale per capire il contesto, il mondo della numismatica spiega bene perché alcune monete diventano così desiderate. E intanto, quel cassetto in cucina, forse, merita un secondo sguardo.




