C’è un momento, in cucina, in cui tutto sembra innocuo: apri l’acqua, spingi via i residui dal piatto e pensi “tanto finisce tutto nello scarico”. Anch’io l’ho fatto per anni, finché non ho capito che il lavello non è un tritacarte magico. È un imbuto stretto che porta a tubature reali, con curve, giunti e punti dove le cose si fermano, si incollano e, piano piano, diventano un problema.
Perché il lavandino “si vendica” (e non subito)
Il punto è proprio questo: raramente l’intasamento arriva all’improvviso. Di solito è una somma di piccoli gesti quotidiani. Un cucchiaio di farina oggi, un filo d’olio domani, qualche fondo di caffè la settimana prossima. Nel tempo, tutto si stratifica e crea un tappo sempre più duro. E non è solo una questione di idraulico, è anche inquinamento: ciò che finisce nello scarico può arrivare, direttamente o indirettamente, nei corsi d’acqua e negli impianti di depurazione, che non sono progettati per “digerire” qualsiasi cosa.
Le 5 cose da non gettare mai nel lavello
1) Fondi di caffè
Sembra strano, perché sono piccoli e “naturali”. Ma i fondi di caffè non si sciolgono: si depositano e, insieme a grassi e saponi, creano masse compatte.
Alternative semplici:
- buttali nell’umido
- usali come fertilizzante per alcune piante
- prova come scrub delicato (con attenzione, senza esagerare)
2) Farina
La farina con l’acqua si trasforma in una colla. Non serve molta: un velo sul fondo della ciotola, risciacquato, può diventare un impasto che si gonfia e si attacca alle pareti del tubo.
Cosa fare:
- raccoglila con un tovagliolo e buttala nel secco o nell’umido (in base alle regole locali)
- se è poca, meglio “asciugarla” con carta prima di lavare
3) Olio, grassi e unto
Qui si gioca la partita più importante. L’olio di frittura, il burro sciolto, il grasso del fondo cottura: quando si raffreddano, si solidificano. E non importa se li versi “caldi”, perché nei tubi la temperatura scende in fretta.
Soluzione pratica (che cambia davvero la vita):
- lascia raffreddare
- raccogli in una bottiglia o contenitore
- smaltisci secondo le indicazioni del Comune, oppure nell’indifferenziato se previsto
4) Gusci d’uovo
I gusci d’uovo non sono il peggiore dei mali da soli, ma diventano pericolosi in coppia: frammenti taglienti + grasso = un impasto ruvido che trattiene tutto il resto.
Dove metterli:
- umido o secco, secondo raccolta locale, ma non nello scarico
5) Resti fibrosi o amidacei (bucce, pasta, riso)
Le bucce di patate, i gambi dei broccoli, i torsoli, ma anche pasta e riso cotti: alcune fibre si arrotolano, l’amido si gonfia, e insieme costruiscono un tappo sorprendentemente resistente.
Alternativa:
- nell’umido, magari aiutandoti con un colino o un filtro nel lavello
La regola d’oro: “se non si scioglie, non va giù”
Un modo semplice per ricordarlo: tutto ciò che non diventa liquido, o che tende a gonfiarsi, è un candidato perfetto per l’intasamento. E spesso lo scarico è solo l’ultima tappa di un problema che nasce molto prima, in cucina.
Extra: altre cose comuni da evitare (anche se non ci pensi)
Ecco una mini lista che vale oro:
- farmaci e prodotti chimici, portali negli appositi punti di raccolta in farmacia
- detersivi aggressivi, possono rovinare tubi e aumentare il carico inquinante per le acque
- capelli, etichette della frutta, piccoli oggetti, non si degradano come immagini
Un trucco semplice (ma efficace) per prevenire
Metti un piccolo cestino sotto il lavello e usa un filtro o una griglia nello scarico. È un gesto banale, ma cambia tutto: ti accorgi subito di quanto “sarebbe finito giù” senza pensarci. E quando poi lavi, fallo con acqua calda solo per risciacquare, non per “spingere” via il problema.
In fondo, è un po’ come la depurazione: funziona bene quando la aiutiamo a valle, iniziando da monte, cioè da casa nostra. E sì, dopo aver preso questa abitudine, la cucina resta uguale, ma le tubature smettono di chiederti il conto.




