C’è un momento dell’anno in cui l’olivo sembra fermo, quasi addormentato, e proprio per questo viene naturale pensare: “Perfetto, adesso lo sistemo con una bella potatura”. Il problema è che a fine gennaio quell’apparente calma è ingannevole, sotto la corteccia l’albero sta ancora gestendo un equilibrio delicatissimo, e un taglio nel momento sbagliato può costare caro, anche al raccolto.
Perché fine gennaio è una trappola per la potatura
Il ulivo non “spegne” del tutto i suoi processi, nemmeno in inverno. In questa fase sta completando l’acclimatamento al freddo e conserva, come in un salvadanaio, le riserve energetiche che gli serviranno per ripartire con forza in primavera.
A fine gennaio, soprattutto nelle annate umide o con sbalzi termici, si incastrano tre fattori pericolosi: ferite fresche, freddo residuo e patogeni pronti a entrare.
I rischi reali, quelli che poi si vedono in campo
Quando si pota troppo presto, gli effetti non sono sempre immediati. A volte l’olivo “sembra” reggere, e poi a marzo o aprile arrivano i guai. Ecco i rischi principali.
- Danni da freddo e gelate tardive: i tagli restano esposti, il legno è più vulnerabile, e una notte sottozero può “bruciare” i tessuti intorno alla ferita. Se l’aria è umida, il problema raddoppia.
- Ferite come porta d’ingresso: le superfici di taglio, se non cicatrizzano rapidamente, diventano un invito per infezioni fungine e batteriche. Non serve una catastrofe, basta una serie di micro infezioni che indeboliscono la pianta.
- Perdita di riserve e squilibri fisiologici: potare significa togliere “capitale” e costringere l’albero a reagire. Se lo stimoli troppo presto, può emettere vegetazione tenera e sensibile al freddo, oppure rallentare la ripresa primaverile perché ha consumato energia per difendersi.
- Squilibri produttivi: tagli prematuri e aggressivi possono ridurre il potenziale di fruttificazione, favorire succhioni e richiedere poi interventi correttivi, con un effetto finale spesso visibile nel raccolto successivo.
I periodi da evitare (e il perché)
Qui conviene essere chiari, perché alcuni mesi “sembrano” comodi ma sono spesso i più rischiosi.
- Ottobre-dicembre: subito dopo la raccolta l’albero deve recuperare, e il freddo vero spesso deve ancora arrivare. Potare qui significa esporsi a danni invernali e perdita di gemme.
- Gennaio (soprattutto prima metà e fine mese in zone fredde): il riposo vegetativo non è sempre completo, e le gelate residue fanno il resto.
- Maggio-giugno: in fioritura e allegagione, la potatura stressa e può spostare l’equilibrio verso la vegetazione a scapito dei frutti.
Il momento giusto, quando la potatura “aiuta” davvero
La regola pratica è semplice: dopo il rischio di gelate importanti, prima della fioritura. In quel punto l’olivo cicatrizza meglio, reagisce con più equilibrio, e tu lavori con meno sorprese.
| Zona | Finestra consigliata per potatura secca |
|---|---|
| Climi miti | fine febbraio, inizio marzo |
| Zone fredde o interne | fine marzo, inizio aprile |
Un indicatore utile, molto concreto, è aspettare che le minime si stabilizzino sopra i 2-3°C e che le previsioni non mostrino discese improvvise. Non serve fare i meteorologi, basta evitare di “anticipare” la stagione.
Cosa fare se hai già potato (o devi intervenire per forza)
Capita. Un ramo spezzato dal vento, una branca malata, un pericolo vicino a un passaggio. In questi casi l’intervento è giustificato, ma con alcune attenzioni:
- fai tagli netti e piccoli, evitando capitozzature e ferite grandi
- disinfetta gli attrezzi, soprattutto passando da una pianta all’altra
- rimanda la potatura di formazione o di produzione alla finestra corretta
- osserva la pianta nelle settimane successive, perché i segnali arrivano lentamente
La potatura estiva, sì, ma leggera
In estate si può fare una potatura verde molto moderata, utile per eliminare polloni e succhioni e arieggiare un po’ la chioma. Qui l’obiettivo non è “ridisegnare” l’albero, ma accompagnarlo, senza stressarlo.
Alla fine, il punto è questo: a fine gennaio l’olivo è ancora in una fase vulnerabile, anche se non lo mostra. Aspettare qualche settimana sembra una rinuncia, in realtà è una scelta strategica, spesso la differenza tra una chioma equilibrata e un anno di rincorse, con un raccolto più povero del previsto.




