Non potare l’albicocco in questo periodo o non mangerai più frutti: ecco il momento esatto

C’è un errore che ho visto fare più volte, spesso in buona fede, magari in una domenica d’inverno con le cesoie in mano e la voglia di “mettere in ordine” il giardino. Peccato che, con l’albicocco, quel gesto può trasformarsi in una stagione senza frutti, o peggio, in una pianta che inizia a soffrire davvero.

Il punto cruciale: quando non devi assolutamente potare

Se c’è un periodo da evitare come la grandine in fioritura, è quello più freddo, indicativamente da dicembre all’inizio di febbraio. In questi mesi l’albicocco, che è più delicato rispetto ad altre fruttifere come melo e pero, fatica a reagire ai tagli.

Perché è un problema concreto?

  • Le ferite di potatura cicatrizzano lentamente, perché la pianta è in riposo e il freddo “congela” i processi di riparazione.
  • I tagli restano esposti più a lungo, favorendo l’ingresso di funghi e altri patogeni.
  • Aumenta il rischio di gommosi, quella tipica fuoriuscita di “gomma” ambrata che sembra innocua, ma spesso è un segnale di stress profondo e può portare anche a un declino serio della pianta.

Se hai già potato in pieno inverno, niente panico: non è automatico che l’albicocco muoia. Però conviene monitorare i tagli, evitare ulteriori interventi e, se noti gomma o legno scurito, valutare un controllo più attento (anche con un tecnico o vivaista di fiducia).

Il “momento esatto” per la potatura principale

La potatura che conta di più, quella che imposta la struttura e influenza davvero la fruttificazione, è la potatura secca. Il periodo migliore è settembre, poco prima che la pianta perda le foglie e rallenti.

In pratica, settembre è ideale perché:

  • l’albicocco è ancora “attivo” e cicatrizza meglio,
  • riduci la probabilità di reazioni stressanti,
  • arrivi all’inverno con tagli già stabilizzati.

Se vivi in una zona con clima particolare, puoi adattare la finestra:

  1. Settembre (scelta migliore, quando possibile).
  2. Ottobre (valida alternativa, soprattutto se l’estate è molto lunga o se preferisci aspettare un leggero calo di vigoria).
  3. Fine gennaio, inizio febbraio solo se necessario e solo a ridosso del rigonfiamento delle gemme, quindi giusto prima della ripartenza vegetativa. Qui il trucco è il timing: non “in inverno”, ma “alla fine dell’inverno”, quando la pianta sta per rimettersi in moto.

La potatura verde: il segreto per non stressare e avere frutti

Quando ho iniziato a osservare davvero gli albicocchi, mi sono accorto che spesso non serve una potatura aggressiva, serve una potatura “intelligente” durante la bella stagione. La potatura verde si fa quando la pianta lavora, e questo cambia tutto: le ferite si richiudono meglio e la pianta reagisce con più equilibrio.

Ecco i tre momenti chiave:

  • Aprile e maggio: sfoltimento dei rami misti in eccesso, controllo della vigoria, più luce e aria nella chioma.
  • Luglio e agosto: dopo la raccolta, una rifinitura leggera, mirata, poco invasiva.
  • Settembre e ottobre: completamento della potatura estiva, eliminando ciò che è chiaramente superfluo e preparando la pianta alla fase successiva.

Come capire se stai tagliando troppo (o nel modo sbagliato)

Un albicocco “parla” subito, basta guardarlo. Alcuni segnali che indicano stress da potatura o gestione non ideale:

  • comparsa di gomme sui tagli o su rami vicini,
  • ricacci molto vigorosi e verticali (la pianta tenta di compensare),
  • scarsa emissione di rami fruttiferi, quindi meno gemme a fiore,
  • disseccamenti localizzati attorno alle ferite.

In sintesi: la regola che ti salva il raccolto

Se vuoi ricordare una sola cosa, che sia questa: evita di potare l’albicocco tra dicembre e inizio febbraio. Punta sulla potatura principale a settembre, e usa la potatura verde in primavera ed estate per guidare la chioma senza shock.

È una strategia semplice, ma fa la differenza tra un albero “in ordine” e un albero davvero produttivo, sano e pieno di albicocche quando arriva il momento più dolce dell’anno.

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