Allerta calabrone asiatico: ecco il metodo usato da interi paesi per sconfiggerlo

Ti confesso che la prima volta che ho sentito parlare di “calabrone asiatico” l’ho immaginato come un pericolo immediato per chiunque passeggiasse in giardino. Poi ho scoperto la verità, più sottile e, per certi versi, più inquietante: la sua minaccia non è tanto per noi, quanto per le api e per l’equilibrio di un intero territorio.

Chi è davvero la Vespa velutina (e perché fa paura agli apicoltori)

La Vespa velutina, chiamata comunemente calabrone asiatico, è una specie invasiva originaria del Sud-Est asiatico. In Europa è comparsa nel 2004, in Francia, e da lì ha iniziato una lenta ma costante espansione. In Italia la sua presenza è stata segnalata in diverse regioni, tra cui Liguria, Piemonte, Veneto, Lombardia, Toscana, Emilia-Romagna, Puglia e, più di recente (dal 2025), Sardegna.

Il punto è che questa vespa è un predatore specializzato: staziona vicino agli apiari e intercetta le api in volo, riducendo la capacità della colonia di nutrirsi e difendersi. Il risultato può essere lo spopolamento degli alveari e un calo della produzione di miele. Per l’uomo, invece, non rappresenta di norma un rischio “speciale” rispetto ad altri imenotteri: le punture sono un problema soprattutto per chi è allergico, come accade anche con api e vespe comuni.

“Il metodo usato da interi paesi”: la verità dietro la frase

Qui arriva il punto che spesso crea confusione: non esiste un singolo “metodo miracoloso” adottato da interi paesi che abbia sconfitto definitivamente la Vespa velutina su scala nazionale. Quello che esiste, e funziona davvero, è un insieme di strategie coordinate che alcuni territori applicano con rigore.

In pratica, più che “sconfiggerla” si parla di contenimento, cioè ridurre la pressione sugli apiari e limitare la colonizzazione. È un po’ come tenere chiusa una falla: non basta un gesto, serve un protocollo costante.

Il protocollo che funziona: quattro mosse, una sola regola, rapidità

Le regioni più attive hanno messo in campo un approccio ripetibile, basato su un’idea semplice: prima la individui, poi la segui, poi elimini il nido. E lo fai in fretta.

Ecco i pilastri più efficaci:

  1. Sorveglianza e monitoraggio degli apiari
    In alcune aree, come in Veneto, sono stati monitorati centinaia di apiari con una logica uniforme, intensificando i controlli nelle zone più critiche. Questo serve a capire dove la predazione aumenta e dove intervenire prima che diventi ingestibile.

  2. Segnalazioni tempestive e mappatura
    La parte “popolare” è decisiva: se chi vede un esemplare lo segnala, gli enti possono mappare i punti caldi. In Toscana, per esempio, l’approccio passa molto da appelli e raccolta di avvistamenti, così da orientare i sopralluoghi.

  3. Ricerca e identificazione entomologica
    Università e laboratori (come quelli coinvolti in Toscana e Sardegna) aiutano a confermare la specie, distinguendo la Vespa velutina da altri insetti simili, e attivando piani di intervento. Questa fase evita falsi allarmi e sprechi di risorse.

  4. Localizzazione e distruzione dei nidi
    È la mossa che cambia davvero il gioco. In Sardegna, nei primi casi, sono stati impiegati anche sistemi come i radiotrasmettitori per seguire gli individui fino al nido, poi rimosso e distrutto con procedure di sicurezza, a volte con chiusure precauzionali di aree.

Perché si diffonde ancora (e cosa c’entrano strade e commerci)

Anche con buoni protocolli, la Vespa velutina continua a espandersi. La ragione è concreta: si sposta lungo corridoi di mobilità (autostrade, trasporti, merci), e basta una regina fecondata a inizio stagione per fondare un nuovo nido.

Ecco perché il contenimento non è “una campagna”, ma un’abitudine organizzata, anno dopo anno.

Cosa puoi fare tu, senza improvvisarti esperto

Se vivi in una zona a rischio o vicino a un apiario, la cosa più utile è essere un sensore umano, ma con buon senso:

  • Non avvicinarti ai nidi e non tentare rimozioni fai da te.
  • Se noti attività sospetta vicino a cassette d’api o alberi alti, fai una segnalazione agli enti locali competenti.
  • Usa strumenti di segnalazione dove disponibili (in alcune zone è citata anche l’app Stop Velutina).
  • Se sei apicoltore, punta su monitoraggio costante e confronto con le reti territoriali.

La conclusione che conta: non un trucco, ma una rete

Il “metodo” che interi paesi hanno reso efficace non è un singolo gesto, è una catena di azioni: monitoraggio, segnalazioni, mappatura, identificazione, distruzione del nido. Quando questa catena non si spezza, la Vespa velutina si può davvero tenere sotto controllo.

E, alla fine, è quasi confortante: contro una specie invasiva non vince l’eroe solitario, vince la comunità organizzata, con la stessa pazienza con cui si protegge un bene fragile, come la nostra biodiversità.

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