C’è quel momento, quando esce il tabellone, in cui il torneo smette di essere un’idea e diventa una storia concreta. Nomi, incroci, potenziali trappole, e quella sensazione chiarissima, qui può succedere davvero. All’Australian Open 2026 la trama è già scritta a metà, e ruota attorno a tre figure: Jannik Sinner, Carlos Alcaraz e un Novak Djokovic che, anche quando parte “terzo”, non sembra mai davvero fuori dal gioco.
Il tabellone maschile: due lati, due mondi
La fotografia più semplice è anche la più intrigante: Sinner e Alcaraz sono su lati opposti del draw. Tradotto, se tutto fila come ci si aspetta, la sfida che tutti sussurrano nei corridoi potrebbe materializzarsi nel modo più spettacolare possibile, in finale.
Siamo già tra secondo e terzo turno, e la sensazione è che i favoriti stiano prendendo ritmo senza sprechi. Alcaraz, numero 1 ATP e prima testa di serie, ha già superato un passaggio delicato arrivando al terzo turno contro Yannick Hanfmann. Sinner, da campione uscente e in grande condizione, dà l’impressione di sapere esattamente quando accelerare.
Favoriti e quote: perché Sinner parte davanti
Le quote raccontano sempre una parte della verità, spesso quella più “fredda”. Ma qui coincidono con l’occhio: Sinner è indicato come principale favorito, con una valutazione molto aggressiva (DraftKings a -125), come se il mercato dicesse, se qualcuno deve farne tre di fila, è lui.
Alcaraz è subito dietro (+170/+180), e la differenza è sottile. In pratica è la classica situazione in cui basta un set, un tie break, una giornata storta, e l’ordine si ribalta.
E poi c’è Djokovic, più staccato (+1500/+1600), ma con quei numeri che rendono impossibile ignorarlo.
| Giocatore | Quote (DraftKings) | Snodo top-10 possibile |
|---|---|---|
| Jannik Sinner | -125 | Musetti o Fritz (quarti) |
| Carlos Alcaraz | +170 | De Minaur o Bublik (quarti) |
| Novak Djokovic | +1500 | Musetti o Fritz (quarti) |
L’ipotesi che tutti aspettano: Sinner contro Alcaraz (in finale)
Qui la promessa è concreta: Sinner-Alcaraz è possibile in finale, perché i due sono separati dal tabellone. E la cosa più “romanzesca” è che sembra una continuazione naturale delle ultime finali Slam, con un bilancio recente che pende leggermente dalla parte di Alcaraz (due su tre).
Se ti chiedi perché questa rivalità cattura così tanto, la risposta è semplice: non è solo potenza o atletismo, è ritmo, variazioni, coraggio nei momenti caldi. Una finale del genere, a Melbourne, sarebbe il punto perfetto in cui tennis e narrativa si incastrano.
Djokovic: numeri che non smettono di pesare
Anche da terzo incomodo, Djokovic resta un pezzo di storia che cammina. I suoi dati sono quasi impossibili da trattare come “statistiche” normali:
- 10 titoli all’Australian Open, record assoluto maschile
- 24 Slam in carriera, con l’obiettivo dichiarato del numero 25
- Probabilità di vittoria stimata intorno al 5,7% (Tennis Abstract), coerente con quote da outsider di lusso
E attenzione agli incroci: i quarti potrebbero metterlo di fronte a Musetti o Taylor Fritz. Non è una passeggiata, ma nemmeno un muro invalicabile, soprattutto se Djokovic trova quella continuità mentale che, nei match lunghi, spesso sposta l’ago della bilancia.
Gli italiani: tra incroci duri e occasioni vere
Il bello del tabellone di uno Slam è che non ti regala nulla, ma ti offre tantissime porte. E l’Italia ne ha diverse aperte, anche se alcune sono pesantissime fin da subito:
- Matteo Berrettini contro Alex de Minaur (n.6), un esordio che sembra già un ottavo anticipato
- Lorenzo Musetti nella parte bassa, con debutto contro Raphael Collignon, e potenziale strada che lo porta vicino ai quarti
- Flavio Cobolli (testa di serie n.20) contro un qualificato, occasione da gestire con lucidità
- Matteo Arnaldi contro Rublev (n.13), match da “se entri bene, può succedere”
- Mattia Bellucci contro Casper Ruud, prova di altissimo livello
- Luciano Darderi contro Garin, Lorenzo Sonego contro Taberner, Luca Nardi contro un qualificato
In un torneo dello Slam, spesso la differenza la fa una cosa sola: trasformare un turno “gestibile” in una rampa di lancio, senza sprecare energie mentali. E con Sinner in modalità campione, Alcaraz in missione da numero 1 e Djokovic a caccia dell’ennesimo record, la sensazione è che il tabellone non stia solo distribuendo partite, stia preparando un finale che vale il prezzo del biglietto.




