C’è un momento, appena prima che la cucina si riempia di profumo, in cui capisci se la tua moka ti regalerà un caffè davvero perfetto oppure uno “così così”. E la cosa sorprendente è che non dipende dalla fortuna. Dipende da poche regole semplici, quasi rituali, ispirate anche alle indicazioni del Comitato italiano del caffè e ai consigli dei professionisti.
Prima regola, la moka deve essere “vuota” davvero
Sembra banale, ma il caffè perfetto nasce da una base pulita. Se restano oli vecchi o micro residui, l’aroma si sporca e l’amaro sale in fretta.
Cosa fare ogni volta:
- Svuota completamente la parte superiore.
- Smonta filtro e guarnizione (quando possibile).
- Risciacqua con acqua calda e asciuga bene.
- Controlla che i fori del filtro siano liberi.
Un dettaglio che fa la differenza: se la moka resta umida e chiusa, gli odori si “attaccano”. Lasciala asciugare smontata.
L’acqua, il vero ingrediente che nessuno considera
Qui molti sbagliano: l’acqua non è “solo acqua”. Una troppo calcarea copre gli aromi, una troppo leggera può rendere il risultato piatto.
Regola pratica:
- Usa acqua fredda oligominerale o filtrata.
- Riempila fino al filo della valvola di sicurezza (meglio restare a metà valvola che superarla).
Se vuoi essere preciso, entra nel mondo delle proporzioni, che è quello che rende replicabile il risultato.
La proporzione che stabilizza tutto
- 10 g di caffè ogni 100 g di acqua
| Elemento | Quantità consigliata |
|---|---|
| Acqua in caldaia | 100 g |
| Caffè nel filtro | 10 g |
Questa proporzione ti dà un punto fermo. Poi, se vuoi un gusto più intenso, puoi agire sulla miscela e sulla tostatura, senza stravolgere la ricetta.
La macinatura giusta, più importante della marca
La moka ha il suo equilibrio. Se macini troppo fine, rischi sovraestrazione, amaro, e una salita lenta e nervosa. Se macini troppo grosso, il caffè esce debole.
Cerca una macinatura:
- più grossa dell’espresso
- uniforme, senza polvere eccessiva
E poi arriva la regola che salva tantissime estrazioni.
Mai pressare, mai “montagnette”
Riempi il filtro a filo, poi:
- livella con piccoli colpetti sul lato
- oppure scuoti leggermente
- senza pressare, senza creare una cupola
La pressione nella moka la fa il vapore, non il tuo pollice.
Fuoco e tempi, la parte che sembra magia (ma non lo è)
Chiudi la moka bene, senza esagerare, poi mettila sul fornello più piccolo. La fiamma deve restare contenuta nel diametro della base.
Indicazioni semplici:
- fiamma bassa-media
- sportellino aperto, così controlli l’estrazione
Quando vedi le prime gocce, abbassa leggermente la fiamma. È un gesto piccolo, ma cambia il finale: meno turbolenza, più dolcezza.
Quando spegnere, prima del borbottio
Il borbottio è il momento in cui spesso il caffè si “stira” e prende note più amare. L’obiettivo è fermarsi prima, idealmente quando il liquido sta per schiarirsi.
Se hai un termometro, punta a:
- 80-85°C in uscita
Sembra maniacale, ma in realtà è liberatorio: smetti di indovinare.
Il gesto finale che arrotonda l’aroma
Appena finisce l’erogazione, non versare subito. Fai una cosa semplicissima:
- mescola il caffè nella parte superiore 3 volte con un cucchiaino
È un trucco da bar, applicato in casa. Omogeneizza le prime frazioni più concentrate con le ultime più leggere, e il gusto diventa più equilibrato.
Manutenzione, il “segreto” che evita i caffè peggiori
Una moka curata è una moka costante. Ogni tanto, controlla:
- guarnizione elastica e non indurita
- filtro non deformato e non ostruito
E se vuoi una base culturale per capire perché questo oggetto è diventato un’icona quotidiana, basta una parola: moka.
Alla fine, il punto non è fare un caffè perfetto una volta sola. Il punto è riuscirci ogni mattina, con la stessa semplicità con cui chiudi la moka e aspetti quel profumo, sapendo già che stavolta sarà quello giusto.




