A volte basta un gesto semplice, capovolgere un piatto o una tazza impolverata, per sentire quel brivido da caccia al tesoro. In cantina, in credenza, dentro scatole ereditate senza troppe domande, molte vecchie porcellane decorate a mano aspettano solo di raccontare chi le ha create e, soprattutto, quanto possono valere oggi.
Il momento decisivo: guarda sotto la base
Se vuoi capire se hai tra le mani un pezzo speciale, non partire dal decoro. Parti dal “retro”, cioè dalla base non smaltata (spesso opaca e leggermente ruvida). È lì che si nascondono marchi, sigle e firme.
Cosa cercare, in pratica:
- Un simbolo (corone, spade incrociate, gigli, stemmi).
- Lettere o numeri (iniziali della manifattura, anno, serie).
- Un nome scritto a mano (firma del decoratore o del reparto pittura).
- Timbri in blu, verde, rosso o nero, a volte molto sbiaditi.
Se la base è completamente smaltata e non trovi nulla, non significa automaticamente che sia “senza valore”, ma rende la tracciabilità più difficile e quindi la valutazione più prudente.
I marchi che fanno davvero la differenza
Qui arriva la parte che accende la curiosità. Alcune manifatture sono ricercate perché hanno una storia lunga, standard qualitativi altissimi e un mercato internazionale attivo. Tra i nomi più citati dagli appassionati compaiono Meissen, Ginori (Doccia), Capodimonte e Limoges, ma anche Sèvres e Royal Worcester.
Per orientarti senza farti travolgere:
- Meissen: spesso associata a lavorazioni raffinate, rilievi, motivi complessi e marchi celebri, con varianti che cambiano nel tempo.
- Ginori (Doccia): molto apprezzata per la cura delle forme e la qualità pittorica, soprattutto nei pezzi con scene e dettagli finissimi.
- Capodimonte: nota per soggetti elaborati e lavorazioni attente, spesso con elementi plastici e gusto scenografico.
- Limoges: un mondo vasto, dove il marchio e la qualità della decorazione fanno la differenza tra “bello” e “molto richiesto”.
E poi c’è il capitolo Oriente, affascinante e delicato: Imari, Arita, artisti come Kakiemon e Imaemon, oppure porcellane cinesi con marchi imperiali a sei caratteri attribuiti a dinastie come Ming e Qing. Qui, però, la prudenza è d’obbligo, perché copie e reinterpretazioni sono numerosissime.
Come riconoscere una decorazione davvero fatta a mano
La parola chiave è imperfezione intelligente. La decorazione manuale non è “storta”, è viva. Quando ti avvicini, dovresti percepire piccoli segnali:
- Pennellate visibili e leggere variazioni di spessore.
- Foglie simili ma non identiche, sfumature che cambiano di mezzo tono.
- Linee dorate con micro discontinuità, tipiche dell’applicazione in oro zecchino.
- Motivi complessi (mitologici, floreali, paesaggi) con stratificazioni di colore.
Un test semplice: osserva lo stesso dettaglio ripetuto (petali, perline, riccioli) in punti diversi. Se sono perfettamente identici, potrebbe essere decalcomania o stampa. Se “respirano” e cambiano appena, hai un indizio buono.
Cosa determina il valore, davvero
Il valore non nasce da una sola cosa. È un incastro di fattori, come in un piccolo romanzo.
I principali:
- Rarità: serie limitate, soggetti particolari, servizi incompleti ma con pezzi molto ricercati.
- Condizioni: niente sbeccature, crepe, restauri invasivi. Anche un micro chip sul bordo può cambiare molto la stima.
- Provenienza: documenti, vecchie fatture, certificati, o anche una storia familiare ben ricostruita aiutano.
- Domanda attuale: le tendenze cambiano, e il mercato si muove.
Indicativamente, sul mercato si vedono range che possono partire da circa €350 per piatti francesi di inizio Novecento in buone condizioni, salire verso €700 per piccole sculture di fine Ottocento, e arrivare ben oltre per pezzi rari, perfetti e con attribuzioni solide, soprattutto nel mondo della porcellana orientale blu e bianca.
Come fare una stima senza farti illusioni
Per non restare sospeso tra speranza e delusione, prova così:
- Fotografa bene base, marchio, profilo e dettagli del decoro (luce naturale, niente filtri).
- Confronta venduti reali (aste online e cataloghi), non solo “prezzi richiesti”.
- Se il pezzo ti sembra promettente, investi in una perizia: spesso ripaga, anche solo per evitare errori.
E se ti stai chiedendo “ma quindi vale qualcosa?”, la risposta più onesta è questa: il marchio sotto la base non è un dettaglio, è l’inizio della storia. E in molti casi, è proprio lì che si nasconde la cifra incredibile.




